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salta Re: Libri

Messaggio Da DIANA il Dom 24 Ago - 1:54

risatona risatona risatona Quante ne scrive...Grazie Mondì, mi mandi a nanna col sorriso!!

DIANA
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salta Re: Libri

Messaggio Da See il Lun 25 Ago - 19:46

Ian McEwan - "Bambini nel tempo"

Ci sono libri che, pur ricchi, densi, complessi, sofisticati, costruiti abilmente, restano nel ricordo e nella fantasia per un'immagine, una sola più di tutte e che tutte soverchia: un'immagine o un evento attorno a cui si condensa la memoria e la scia di umori del libro, nascondendo nelle pieghe dei ricordi le molte altre cose che racconta.

Credo che, per molti se non per tutti, Bambini nel tempo di Ian McEwan, pur con la sua ricchezza di romanzo di idee, pur con la complessità del ritratto della società inglese che ci offre, sia soprattutto un "romanzo immagine", il libro che ha indelebilmente imposto alla mente dei lettori la fantasia terribile di doversi identificare con quello che accade al suo protagonista, Stephen Lewis.

Un uomo giovane e felice, che un giorno qualsiasi, in un qualsiasi supermercato britannico, nel corso di una normalissima uscita di casa con la sua bambina di tre anni, la vede sparire: nel nulla della normalità. Che non la ritroverà mai. Che non saprà mai se è stata rapita, uccisa, o, semplicemente "rubata" da qualcuno che vuole a ogni costo un bambino. Che non saprà mai più che faccia avrà sua figlia a cinque, sei, sette anni, da adolescente, da giovane donna persa nel tumultuoso processo del crescere, dei lineamenti che cambiano, della fisionomia che va assomigliando a qualcosa di diverso a lui per sempre e d'ora innanzi sconosciuto.

Se la violenza di questa fantasia è l'immagine di Bambini nel tempo che si è radicata nelle memoria collettiva , il libro di McEwan forse il suo più bello e complesso prima di un grande libro difficile come il recente Espiazione è molto più ricco, percorso com'è da temi che si intrecciano e si fondono a più livelli.

All'epoca dell'uscita italiana del libro, nel 1988, nel corso di un'intervista in quella che era la sua bella, incasinata e intima casa di Oxford prima che il suo mondo all'apparenza idilliaco, moglie, figli, tate, cani, libri, andasse in frantumi di fronte a un'ardua crisi coniugale Ian McEwan mi disse, del libro, che gli "era venuto dalla pancia". Una dichiarazione "calda", sorprendente per chi conosce McEwan attraverso i suoi romanzi e i suoi racconti. Per chi conosceva il giovane e brillante McEwan, scrittore di grande e precoce successo, distaccato, provocatorio, cerebrale, portavoce di una letteratura della crudeltà borghese, "arrabbiato" freddo dell'Inghilterra thatcheriana, che, grazie a questa rabbia di McEwan e di una intera generazione ha visto l'esplosione di una fertile stagione artistica in controtendenza.

Prima di Bambini nel tempo (che per la verità in inglese parla di un solo "bambino") l'allora trentenne McEwan aveva scritto Primo amore, ultimi riti (nel 1975), il suo libro di esordio, accolto da un apprezzato profumo di scandalo e da un ammirato successo, poi Fra le lenzuola, Il giardino di cemento, Cortesie per gli ospiti: romanzi e racconti improntati a una fantasia cerebralmente crudele, tra ironia, distacco e paradosso feroce.

Romanzi e racconti scritti in una lingua secca ed essenziale, segnati da una crudeltà "giovane" e nutriti di ossessioni "giovani" che infatti sedussero e convinsero alla lettura anche il popolo dei tradizionalmente "non leggenti", per non dire il cinema, che si è impossessato entusiasticamente delle storie di McEwan (con risultati a volte molto goffi, come Cortesie per gli ospiti riletto da Pinter per Paul Schrader. Ma questa è un altro reparto).

Se con l'episodio della sparizione di Kate che si continua a leggere con profonda partecipazione e angoscia incideva nella nostra mente una fantasia nera e una fantasia che gli era venuta dalla "pancia", dalla paura di una possibile incrinatura della perfetta felicità di cui McEwan si sentiva allora circondato, il resto del libro ci proponeva molti altri temi, molti altri registri. Una satira fantasiosa e inquietante dell'Inghilterra thatcheriana, velenosamente dipinta nei suoi paradossi e nelle sue ipocrisie. Un ricamo sul rapporto genitorifigli, su figli che diventano a loro volta genitori, sullo scambio dei ruoli. E, all'ombra di una citazione da Eliott ("Il tempo presente e il tempo passato/ sono forse presenti entrambi nel tempo futuro...") un saggio sul tempo, il suo valore, i suoi intrecci, il modo di viverlo: compreso come lo vive quella bambina ridotta a un fantasma del ricordo, che cresce lontano, da qualche parte, ma il cui tempo non sarà mai più quello dei suoi genitori straziati e dilaniati da un assurdo quanto inevitabile senso di colpa.

"E' evidente che la nostra visione del tempo come movimento lineare è un'illusione... Lo sanno bene i poeti, lo sa la tradizione del misticismo. In Bambini nel tempo ho cercato di farlo sentire, senza alcuna forma di teorizzazione, attraverso la favola, il sentimento. Ho cercato anche di giocarci narrativamente: l'incidente automobilistico che racconto è un tentativo di "ralenti", la scommessa di riprodurre cinque secondi, quanto dura la cosa nella realtà, nello spazio dilatato che occupa una descrizione". E' uno dei grandi momenti di stile e di "sperimentazione" del libro. Che sul tema del tempo e dei suoi misteriosi intrecci costruisce anche istanti di forte emotività, come quando Stephen, il protagonista, vede, lui adulto, i suoi genitori giovani e belli al tavolo di un pub perso nella campagna. Un'allucinazione? O semplicemente i tempi dei sentimenti sono diversi da quelli della logica cronologica? O si tratta della scoperta di verità sentimentali che solo il tempo del crescere aiuta a capire?

Oppure il dolore, silenziosamente, agisce e dura al di là dei tempi che gli concediamo?

La moglie di Charles Darke, l'enfant prodige della politica che con un colpo di testa si è ritirato in campagna per ritornare bambino e piegare le leggi del tempo al suo desiderio di essere insieme adulto e ragazzo, potrebbe spiegare razionalmente questi movimenti nel tempo con il linguaggio dell'astrofisica. Ma sono più eloquenti e convincenti le ragioni e gli sviluppi emotivi che inventa McEwan il romanziere. Che, tra i fili rossi, le "idee" e le possibili definizioni del suo libro, citava anche "una satira della letteratura per l'infanzia, una storia d'amore, una presa in giro delle mode culturali che investono, con i loro flussi e riflussi, l'educazione dei ragazzi". E "l'ossessione dei tempi beati dell'infanzia", quelli che lui, McEwan, bambino molto amato e molto coccolato, continua a vedere in una luce meravigliosa, intatta, incorrotta: quell'infanzia da cui Kate, cacciata in un tempo che non potrà più condividere con suo padre e sua madre, abitante ormai di un mondo parallelo, lascia ai suoi come straziante ricordo e tenerissimi profumi che vanno sparendo.

Tra ellissi e flashback, documenti veri e documenti falsi, pietà e ferocia, tenerezza e satira, eros e dolcezza, Bambini nel tempo procede avvincente e solenne, umano e "sgradevole", complesso e diretto, verso un finale agrodolce che lascerà il lettore amaramente sollevato: perché il presente (del tempo della narrazione) è sotto il segno della felicità, ma il passato (recente) porta il marchio incancellabile del dolore. Non si può vivere mai nel tempo presente, perché non esiste, perché è una composita finzione. Perché siamo fatti di tutti i nostri ieri.

Iniziato a leggere party
Consiglio anche Espiazione è bello da leggere gelato
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salta Re: Libri

Messaggio Da See il Lun 25 Ago - 19:52

A chi piace la Matematica

I princìpi della matematica - Russell Bertrand
(Nel 1950 ricevette il premio Nobel per la letteratura quale riconoscimento ai suoi vari e significativi scritti nei quali egli si
erge a campione degli ideali umanitari e della libertà di pensiero
)


"I principi della matematica" rappresenta uno dei pilastri del pensiero logico-matematico di Bertrand Russell. Scritto quando il grandioso edificio costruito dagli scienziati e dai matematici del Settecento e dell'Ottocento cominciava a mostrare crepe sempre più vistose, sottopone a una profonda revisione critica i fondamenti logici su cui poggiava l'intero complesso delle conoscenze matematiche. I concetti di numero e di spazio trovano qui nuove definizioni che risolvono vecchi problemi, ponendone a loro volta di nuovi.

Nei Principi della matematica, scritti in collaborazione con Whitehead, Russell cercò di derivare tutta la matematica pura da un ristretto numero di concetti logici fondamentali ed elaborò in modo sistematico la teoria dei tipi, quale soluzione ai paradossi logici derivanti dal concetto di classe, come, ad esempio, quello classico del cretese Epimenide che afferma "tutti i cretesi sono bugiardi". La teoria dei tipi stabilisce una gerarchia di livelli logici tra i concetti ed i simboli i quali si distinguono in tipi di ordine crescente. Sono di tipo zero quelli che indicano gli individui, di tipo uno quelli che indicano le proprietà degli individui, di tipo due quelli che indicano le proprietà delle proprietà degli individui, ecc.. Per tornare al paradosso di Epimenide, questo, in buona sostanza, afferma: "tutte le proposizioni di primo ordine da me affermate sono false". Così facendo, egli però afferma una proposizione di secondo ordine, per cui non cade in nessuna contraddizione.
Con l'articolo Sulla denotazione, Russell enunciò una nuova teoria della descrizione, dimostrando come ogni proposizione che contiene una descrizione può essere ricondotta a un'altra equivalente che non contiene più la descrizione. Ciò permette di esaminare tutte le proposizioni esclusivamente sotto il profilo linguistico, prescindendo da qualunque riferimento ontologico. Sulla base di tale apparato teorico è possibile costruire una lingua perfetta in cui gli enunciati complessi sono costruzioni di funzioni e costituenti elementari (costruzionismo logico).


Ultima modifica di See il Lun 25 Ago - 19:58, modificato 1 volta
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Messaggio Da FIOKKETTA il Lun 25 Ago - 19:53

sviene sviene sviene sviene
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Messaggio Da See il Lun 25 Ago - 19:57

risatona ma dai mica è così ermetico risatona
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Messaggio Da FIOKKETTA il Lun 25 Ago - 19:57

no no pe carità sviene sviene sviene sviene
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Messaggio Da See il Lun 25 Ago - 19:59

Ma manco bambini nel tempo?
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Messaggio Da FIOKKETTA il Lun 25 Ago - 20:01

me riferivo alla matematica sviene sviene sviene
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Messaggio Da See il Lun 25 Ago - 20:03

Che c'hai da dì contro la matematica? rabbia rabbia rabbia
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Messaggio Da Ospite il Lun 25 Ago - 20:04

Da Epimenide se magna bene soif me l'ha detto un cretese soif sarà vero? soif
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Messaggio Da FIOKKETTA il Lun 25 Ago - 20:04

eh purtroppo nun la capisco confusa so rimasta all' 1+ 1 io desolato
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Messaggio Da See il Lun 25 Ago - 20:08

Se l'ha detta un cretese c'è da credeje risatona
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Messaggio Da FIOKKETTA il Lun 25 Ago - 20:09

Epimenide di Creta






Epimenide di Creta nasce a Cnosso, secondo Platone, Diogene Laerzio, Teopompo e Pausania, o a Festo, secondo Plutarco e Strabone, tra VIII e VII secolo. Seguendo una tradizione diversa, Platone, nelle Leggi (642d-643a), lo colloca circa un secolo dopo.
Le principali notizie sulla sua vita sono fornite in particolare da Plutarco, Solone, XII, e Diogene Laerzio I. 109-112.
Si ricava da Diogene la notizia che Epimenide, da giovane, inviato dal padre a rintracciare una pecora nei campi, si fosse addormentato in una caverna e avesse dormito per cinquantasette anni: una volta risvegliatosi e tornato in quella che avrebbe dovuto essere la sua casa, non trovandovi più alcuno che conoscesse, si era imbattuto nel fratello, ormai anziano, comprendendo quanto era successo. Da quel momento capì di essere caro agli dei e di avere un legame particolare con loro, in particolare con Apollo delfico, di cui si fa interprete.
Grazie alla sua fama di uomo vicino alla divinità ed esperto di cose sacre, verso il 600 a.C. viene invitato ad Atene per purificare la città: gli Ateniesi, in particolare la famiglia degli Alcmeonidi, verso il 630 a.C. si erano macchiati di un sacrilegio, avendo ucciso Cilone e i suoi seguaci, che avevano tentato di impadronirsi del potere e si erano rifugiati presso gli altari delle divinità. Violando la protezione divina, gli Alcmeonidi li avevano strappati dagli altari ed eliminati: per questo motivo una maledizione era ricaduta sulla città e, secondo Diogene, una pestilenza imperversava nell'Attica. Chiamato da Solone, Epimenide purifica la città ordinando il tipo e il modo dei sacrifici da celebrare, regolamenta le istituzioni religiose e inizia la città ai sacri misteri. Quindi ritorna a Creta senza accettare ricompense. Plutarco e Diogene connettono la permanenza ad Atene con Solone, in un periodo collocabile verso la fine del VII secolo, secondo Platone, invece, Epimenide sarebbe giunto ad Atene dieci anni prima la spedizione persiana del 490 a.C.. La nascita di due differenti cronologie è dovuta, probabilmente, all'erronea correlazione fra Epimenide e l'esilio che gli Alcmeonidi subiscono più volte nel corso della storia ateniese: gli Alcmeonidi colpevoli dell'omicidio di Cilone e dei suoi seguaci vengono esiliati dopo la purificazione di Epimenide, i loro discendenti rimangono colpiti dalla maledizione e si hanno notizie di altri periodi di esilio sotto Pisistrato e al momento della cacciata dei Pisistratidi (508/7 a.C.): chi ha considerato collocato l'esperienza ateniese di Epimenide verso il 500 a.C. ha verosimilmente fatto confusione tra questi momenti.
Secondo Diogene, che riporta diverse tradizioni, Epimenide sarebbe morto a Creta, non molto tempo dopo essere tornato da Atene, a cirtca centocinquant'anni di età.


So brava è gelato
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Messaggio Da See il Mer 27 Ago - 20:43

Lettere al Dottor G. di Merini Alda

Un libro intenso, che racconta il legame straordinario tra la poetessa e il Dottor G., il medico che salvò la Merini quando venne ricoverata al Paolo Pini. Il “Dottor G.” è Enzo Gabrici, lo psicologo che quest’anno compirà cento anni, e che alla fine degli anni ‘60, quando Alda Merini entrò nel suo reparto, capì immediatamente l’enorme talento che aveva di fronte. Da quel momento in poi fece di tutto per aiutare la Merini a scrivere poesie, portandole personalmente fogli e penna nella sua stanza. Nacque così un rapporto di amicizia e rispetto, che negli anni consentì alla Merini di non abbandonare la sua vena creativa. Nelle lettere e nelle poesie contenute in questa raccolta, miracolosamente ritrovata in un baule, la Merini descrive il Dottor G. come un salvatore, e rivela particolari inediti del periodo più drammatico e fertile della sua produzione poetica


Estratto: Dottore, mi lasci piangere

egregio professore, so che le è stato riferito che io non prendo «regolarmente» le sue medicine. Naturalmente si tratta dei soliti pettegolezzi di ospedale che purtroppo alle volte rovinano con la loro cattiveria la buona fede di chi crede nella lealtà del prossimo. È vero, qualche volta ho omesso il Nobrium perché non volevo cadere nel solito stato di incoscienza e volevo tenermi un po´ desta, un po´ attiva, ma se mai un ammalato non prendesse i medicamenti prescritti la cosa più grave non è nella omissione degli stessi ma nel proposito, assurdo e malato, di non volere guarire. Chi viene a riferirle queste cose dimostra un animo molto meschino ed io nella mia semplicità ed anche nella mia malattia mi rallegro di non essere tra le file di quelli che si chiamano «spie». [...]
Vede che in questo momento il mio equilibrio è sano, però prima che io possa accedere ad una certa chiarezza occorre che lasci libero sfogo alle lacrime che comprendono tanti e tanti dispiaceri. Ad esempio proprio ieri ho visto un uccellino che giocava nella sabbia, era così tenero, così patetico, che vi ho visto raffigurata la mia creatura. Le parrà assurdo ma lei non può sapere da uomo cosa significa sentirsi palpitare dentro un altro cuore, sentirselo proprio per dei mesi, donarsi ed essere continuamente gratificata da questo amore nuovo che sorge. Come vorrei farglielo intendere e come vorrei pure che ella capisse che tutta la mia confusione altro non è che un grande contenuto dolore, tanto grande, quanto grande può essere la misura di un sacrificio umano. L´ho stancata per dei mesi e forse lo farò ancora, stamattina mi aveva promesso delle medicine che poi non mi ha prescritte facendomi così intendere che mi trattava da povera esaltata. Ma se il dolore è esaltazione allora posso dire che tutto il genere umano è in questo stato e il mio dolore, il mio lutto per la morte della mia coscienza è il dolore di tutta la nostra povera comunità umana. Non ho fiducia nei medicamenti, no, glielo dico con franchezza, perché in questi mesi non mi sono più rallegrata di nulla e quando una cosa non si prende con quella fiducia che occorre non ha nessun risultato, perché solo la fede è la molla di tutto, guarigioni comprese.
Io per avere questa fede dovrei sentirmi amata e invece anche questa mattina mio marito non è venuto da me; adesso posso dirle sinceramente che malgrado la sua ignoranza, il suo poco sapere, lo amo profondamente e tutto questo amore l´ho gettato sopra di lei perché per anni sono stata frustrata, maltrattata, vilipesa. Caro dottore, da lei non mi aspetto proprio nulla, solo mio marito, con un cenno, un assenso, un atto di comprensione potrà guarirmi ed è proprio in questa direzione che io vorrei dirigerla.
Solo lui potrà, se vorrà, essere il mio medico, altrimenti la mia fine è già segnata. Se vuole aiutarmi è in questo senso che deve muovere la sua abilità. Adesso la lascio, ma ho passato con lei tante ore di calda fiducia, ho conversato, sono penetrata nel suo animo ed ella è penetrata nel mio come un padre. Quando le chiedo qualche cosa però non mi prenda in non cale perché mi vengono in mente adesso i bei versi di padre Davide Turoldo che dicono: «Io non ho mani che mi accarezzino il volto, duro è l´ufficio di queste mie parole». E se anche ho tanto amato nella mia vita ciò non significa che la società mi debba condannare se nemmeno il Cristo ha condannato Maddalena ma l´ha ammessa fra i suoi seguaci. Perdoni il tempo che le ho rubato. Quando vengo da lei e le do del tu è come se parlassi con un angelo, qualche cosa che solo a me è dato di vedere e di sentire, qualche cosa di incorporeo che non ammette alcun desiderio. Perciò mi tenga per scusata.
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Messaggio Da URSULA il Mer 27 Ago - 20:46

ma quanto legge il frugolotto all6 😄
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Messaggio Da Kimera il Mer 27 Ago - 20:48

timido colpa mia
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Messaggio Da See il Mer 27 Ago - 20:50

si gelato ora li finisco in 11 minuti ... i libri ... per il resto si vedrà all6
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Messaggio Da Kimera il Mer 27 Ago - 20:51

See ha scritto:si gelato ora li finisco in 11 minuti ... i libri ... per il resto si vedrà all6

io invece non li inizio più trist

see dovresti mettere in pratica quel che hai letto in 11 minuti g
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Messaggio Da Ospite il Mer 27 Ago - 20:53

See ha scritto:Lettere al Dottor G. di Merini Alda


Grazie see. Lo compro subito.
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Messaggio Da See il Mer 27 Ago - 20:55

Ma stai a dì davvero? :shock:

E' uscito ieri in libreria
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Messaggio Da See il Mer 27 Ago - 20:56

solo mio marito, con un cenno, un assenso, un atto di comprensione potrà guarirmi desolato le donne
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Messaggio Da Kimera il Mer 27 Ago - 20:57

le donne sono esseri fantastici, mai nessun uomo potra mai riuscire ad avvicinarsi per completezza a loro soif
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Messaggio Da Ospite il Mer 27 Ago - 20:58

See ha scritto:Ma stai a dì davvero? :shock:

E' uscito ieri in libreria


Già fatto http://www.bol.it/libri/ricerca soif
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Messaggio Da monicalove il Gio 28 Ago - 0:14

See ha scritto:Lettere al Dottor G. di Merini Alda


....... perché solo la fede è la molla di tutto, guarigioni comprese.
Io per avere questa fede dovrei sentirmi amata e invece anche questa mattina mio marito non è venuto da me; adesso posso dirle sinceramente che malgrado la sua ignoranza, il suo poco sapere, lo amo profondamente e tutto questo amore l´ho gettato sopra di lei perché per anni sono stata frustrata, maltrattata, vilipesa. Caro dottore, da lei non mi aspetto proprio nulla, solo mio marito, con un cenno, un assenso, un atto di comprensione potrà guarirmi ed è proprio in questa direzione che io vorrei dirigerla.
Solo lui potrà, se vorrà, essere il mio medico, altrimenti la mia fine è già segnata.

desolato piange3 devo leggere questo libro
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Messaggio Da See il Gio 28 Ago - 0:21

eh si lallallà lallallà lallallà
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Messaggio Da FIOKKETTA il Gio 28 Ago - 0:22

ok visto ke tutto o vojono legge....io nun lo leggerò gelato poi me fate il riassunto vè?
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Messaggio Da See il Gio 28 Ago - 0:27

nun se pò fà er riassunto delle poesie coppino
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Messaggio Da FIOKKETTA il Gio 28 Ago - 0:29

na sintesi? gelato


ride ride ride vabbè leggete voi pe me e fate quello ke ve pare
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Messaggio Da FIOKKETTA il Lun 15 Set - 12:27

Usa: Suicida Lo Scrittore Foster Wallace

Agi - Dom 14 Set - 17.42

(AGI) - Washington, 14 set. - Si e' suicidato David Foster Wallace, lo scrittore americano il cui romanzo d'esordio "Infinite Jest" nel 1996 divenne un immediato "cult" della letteratura post-moderna. Foster Wallace, che aveva 46 anni, e' stato trovato impiccato dalla moglie nella casa di Clermont, nel sud della California. Considerato uno dei piu' lucidi narratori e saggisti della postmodernita', Foster Wallace aveva uno stile pirotecnico che e' stato paragonato a quella di Jorge Luis Borges, Thomas Pynchon e Don DeLillo. Il "New York Times" lo defini' un "Emile Zola post-millennio" lodando la sua ironia cupa e la fondazione "MacArthur" gli fece avere un finanziamento per premiare il suo "genio". Con "Infinite Jest", romanzo di 1.434 pagine pubblicato in Italia nel 2000 da Fandango, Foster Wallace descrisse le ossessioni della societa': la dipendenza dalle droghe, il disagio psichico, la difficolta' nel rapportarsi con gli altri, l'esasperata competitivita' esemplificata dal tennis. La storia e' ambientata in un'America del 2010 profondamente cambiata da rifiuti tossici e stravolgimenti politici. A Boston si intrecciano storie che hanno per sfondo l'Eta, un'accademia per futuri tennisti professionisti, e la Ennet House, casa di recupero per tossicodipendenti. .
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Messaggio Da URSULA il Lun 15 Set - 20:10

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salta INCONTRI CON IL CHE

Messaggio Da Pippo il Dom 30 Nov - 21:12

Due fatti poco prevedibili accadono e vanno registrati.

Un editore marchigiano non certo orientato a sinistra, “liberilibri” di Macerata, pubblica un libro su Che Guevara; e questo libro è scritto da un maceratese che ha personalmente conosciuto il “guerrigliero eroico”, ottenendo una sorta di record regionale, in quanto non risulta che altri marchigiani possano dire altrettanto.

Il maceratese, oggi ormai ottantunenne, era a Cuba per fare affari per conto di una ditta milanese intenzionata a rimontare nell'isola caraibica una fabbrica di fertilizzanti che in Toscana era chiusa per fallimento, ma che forse avrebbe potuto dare buona prova di se nel contesto dell'agricoltura cubana, in una seconda vita.

L'operazione commerciale era stata progettata per la realtà economica e politica gestita dal dittatore Fulgencio Batista e fatta di notevoli spazi di corruzione e di improvvisazione.

L'autore del libro “Incontri con il Che”, quando sbarcò a Cuba nel 1956, ventinovenne, non aveva idea né di chi fosse Che Guevara, né del fatto che la sua esistenza si sarebbe incontrata e in qualche modo anche legata con lui. L'ingegnere Stefano Campetella aveva in valigia un contratto che impegnava alcuni cubani ad acquistare la fabbrica di fertilizzanti che lui avrebbe rimontato a Matanzas, dietro il pagamento di una somma che una banca controllata da Batista avrebbe anticipato ai cosiddetti industriali con i quali il giovane ingegnere era in contatto di affari. Da questo ventaglio di dati sarebbe uscito un affare commerciale, e magari anche un libro su come si facevano gli affari in una realtà corrotta e fortemente condizionata dalla mafia statunitense, ma mai Campetella avrebbe potuto immaginare allora che avrebbe invece scritto un libro di memorie su Guevara e sul guevarismo.

Tuttavia il caso volle che in quello stesso 1956 Fidel Castro e altri 82 guerriglieri sbarcassero dal famoso motoscafo “Granma” sulla Sierra Maestra, immediatamente ridotti a 12 dalle forze di Batista, e che tra i dodici ci fosse anche un argentino poco noto: Ernesto Guevara de la Serna, detto “Che”.

Sicché, in una sorta di “vite parallele”, mentre i dodici guerriglieri si conquistano la fiducia dei contadini, aumentano di numero e di potenza di fuoco fino a conquistare il potere politico, l'ingegnere trentenne prende i suoi contatti e vende la sua fabbrica di fertilizzanti agli improvvisati industriali cubani.

Quando Batista, il primo gennaio 1959, fugge da Cuba, e quando i “barbudos” entrano all'Avana, sette giorni dopo, la vita di Stefano Campetella si imbatte con l'imprevisto della rivoluzione, e con un imprevisto anche maggiore, rappresentato da un rivoluzionario atipico, mite e sognatore, che dovrebbe occuparsi di economia e della riforma agraria, essendo il responsabile dell'Istituto Nazionale per la Riforma Agraria nonché la seconda autorità politica del nuovo regime: il Che Guevara. Che parla del popolo di tre continenti in marcia verso la liberazione.

Campetella nel suo libro registra i problemi sociali dell'isola senza lasciarsi prendere dall'entusiasmo per il castrismo.

Ma non può evitare di subire il fascino di questo strano politico che dopo aver conquistato il potere combattendo e distinguendosi per capacità militari parla soprattutto di grandi speranze collettive e internazionali, e non trova interesse nel misurarsi con le asprezze del confronto economico e con la complicata ragnatela degli interessi e dei traffici internazionali.



Da quel momento il referente della fabbrica di Matanzas sarebbe stato proprio il Che, nelle vesti di nuovo proprietario, e nei frequenti incontri la conversazione si fece più ricca, e il personaggio crebbe nella stima e nell'interesse di un tecnico per nulla rivoluzionario ma in grado di valutare lo spessore umano e civile dell'interlocutore, e di apprezzare il desiderio di costruire un uomo nuovo, tra un paio di generazioni.

Di lì a poco arrivò una verifica sul campo delle difficoltà del “Che” di fronteggiare le asprezze dell'economia capitalistica.

La ditta milanese dalla quale dipendeva l'ingegnere Stefano Campetella decise di modificare in senso peggiorativo gli accordi economici, e di interrompere di fatto la costruzione della fabbrica di Matanzas non senza spremere al massimo il governo cubano traendo dall'affare il massimo vantaggio monetario. Campetella ebbe sentore della manovra, tentò di impedirla discutendone a Milano con i superiori, che trovò irremovibili anche per non irritare gli Stati Uniti.

Rientrato a Cuba, non senza esitazioni l'ingegnere si decise a rivelare al “Che” quanto si stava preparando. E si trovò di fronte ad un personaggio che rifiutava di misurarsi con le miserie dell'economia, preferendo pagare sull'unghia quanto pattuito pur sapendo che nessuna fabbrica sarebbe stata costruita a Matanzas dalla ditta italiana, piuttosto che non rispettare un impegno preso a nome della rivoluzione.

Dopo questo episodio Campetella si dimetterà dalla società milanese e costruirà a Cuba, a Santa Clara, un altro impianto, e si convincerà del valore umano e politico di Guevara, pur restando lontano dal castrismo e dal comunismo. Detto en passant, la sua scelta di mettersi in proprio farà anche la sua fortuna economica ed umana. L'incontro con il sogno, insomma, ha portato benissimo. Noi marchigiani anche dai sogni sappiamo spremere cose concrete da mettere in cassaforte.

Il libro ci presenta un Che Guevara assolutamente inedito attraverso la testimonianza di un ex ragazzo (ancora oggi molto ben messo) che solo per motivi di lavoro e per puro caso si è incontrato con lui.

Da marchigiani non possiamo che cogliere questa testimonianza come un raro fiore di campo, che conferma la straordinaria natura del comandante guerrigliero, l'unicità della sua esperienza di vita, e anche la complessità e la difficoltà di un processo di fuoriuscita dalle follie della corruzione e del capitalismo che proprio in queste ore di crisi internazionale mostra la sua faccia infrequentabile.

(Pippo)


"Incontri con il Che" Stefano Campetella
Liberilibri di AMA srl - Macerata
(www.liberilibri.it - ama@liberilibri.it)


Un saluto a tutti i
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Pippo

Capra

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Messaggio Da FIOKKETTA il Dom 30 Nov - 21:21

Sempre detto ke NOI markigiani semo li mejo contento

Pippo grazie i
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FIOKKETTA

Cane

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Messaggio Da Pippo il Dom 30 Nov - 21:41

Prego. Chi volesse cercare il libro "Incontri con il Che" può rivolgersi all'editore per posta elettronica (ama@liberilibri.it). Se si fosse romani o giù di li la Liberilibri sarà presente dal 5 all' 8 dicembre alla 7a fiera della piccola e media editoria che si svolgerà al Palazzo dei Congressi all'EUR. Lo stand sarà il B18. Sabato 6 dicembre, alle ore 14, nella Sala Ametista sarà presentato il libro di F. T. Marinetti "L'Aereoplano del Papa. Romanzo profetico in versi liberi" a cura di Giampiero Mughini. Un omaggio al Futurismo in vista dell'imminente centenario.
Ciao a tutti e buona lettura,
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Pippo

Capra

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Messaggio Da 47mirtocheparla il Dom 30 Nov - 21:44

Pippo una domanda secca, una curiosita'. Noi europei potremo mai avere un Che ? Anzi scusa potremo mai seguire un Che ?
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47mirtocheparla

Cavallo

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salta Re: Libri

Messaggio Da Pippo il Dom 30 Nov - 22:14

Li abbiamo avuti, li abbiamo seguiti. Si chiamavano Pisacane, Mazzini, Malatesta, Bakunin. Si chiamavano Parri, Pertini, Amendola, Longo.
Non ti so dire se ce ne saranno altri. La Storia è strana, fa giravolte imprevedibili, e a volte ripete fatti tragici in forma di commedia o di farsa. Almeno Marx la raccontava così.

L'aspetto che affascina tutti nella figura del Che è la coerenza, la noncuranza dei vantaggi del potere conquistato, la dignità che gli ha consentito di morire per un progetto politico. In questo senso la tua domanda significa "ci saranno in Europa dirigenti del popolo della sinistra disinteressati e disposti a pagare con la vita la coerenza con le prorie idee?" Se la domanda è questa, io sono sicuro che ce ne sono e ce ne saranno moltissimi. Se pensi alle resistenze europee, pensi a una storia piena di morti torturati e fucilati, persone che sono fratelli e sorelle del Che.
Dopo di che è meglio non pensare alla distanza tra le speranze per le quali si sono fatti torturare e sono morti e la porcheria di società nata grazie a loro.

Se poi per Che Guevara intendi qualcosa di più, un personaggio molto carismatico, un mito, anche in questo caso io credo che l'Europa non si farà mancare niente. Prima o poi in qualche parte d'Europa nascerà un mito. Speriamo che non faccia troppi danni, e ci lasci sopravvivere ai suoi errori.
Io, come avrai capito, non ho simpatia per i salvatori. Non mi piacciono le religioni che aspettano il profeta o il figlio di dio, e non mi piacciono nemmeno i libertadores, i piccoli padri e i grandi timonieri. Anche a me piace Che Guevara, naturalmente. Ma lui ha detto cento volte che sono i popoli che si devono liberare, e che non servono i superman per guidarli. Se poi i popoli da una parte votano Berlusconi, e dall'altra parte si scindono e si controscindono, io non ho bacchette magiche. Ma non credo che dobbiamo aspettare Superman.

Dobbiamo fare il possibile, ogni volta che ci si presenta una occasione di trasformare il sogno in storia. Diceva il Che che quando si sogna da soli quello è un sogno. Ma quando si sogna in due, o in molti, allora comincia la realtà. Proviamo a sognare in molti...
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