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Noi, i ragazzi al muretto dello sballo

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Noi, i ragazzi al muretto dello sballo

Messaggio Da renatone il Mar 6 Ott - 12:26

Da "Il messaggero" di lunedì 05/10/2009 - http://sfoglia.ilmessaggero.it/sfoglia.php?data=20091005&pag=13&dorso=NAZIONALE&ediz=20_CITTA&vis=G&tt=



Giovani ubriachi fino a sentirsi male. «Chi guida dopo aver bevuto? Il meno sbronzo»


di MARIDA LOMBARDO PIJOLA

ROMA - Lo sguardo sbiadito dalla noia e dalla nebbia etilica, il corpo smilzo che oscilla sui sanpietrini sfidando l’attrazione gravitazionale, la voce che slitta allitterando sillabe. Daniela, quindici anni. Ubriaca. O meglio ”stesa”, si dice così, una scelta semantica precisa, e anche operativa, e unanime, e obbligatoria ma pure volontaria, e tutto: nessuna ragione particolare e ogni ragione del mondo, nel rito di massa del venerdì e del sabato notte, qui, a Campo de’ Fiori. Si fa. Daniela lo ha fatto. Lo fa sempre, nelle notti del fine settimana. Perché? «Boh!». Tutto qui. Scuote energicamente i ricci scuri, sui quali ha infilato una fascia con due piccole corna rosse di peluche. «Sei un diavolo?». «No, sono cornuta».
Ride, ridono le sue amiche attorno a lei, d’un riso stolido, eccessivo, inquinato da un retrogusto eterogeneo, un’allegria forzata, un’impennata alcolica di diesis, una tristezza sepolta in fondo al cuore. Parlano convulsamente, sovrapponendosi, e le parole inciampano, scappano via, e loro le rincorrono, e le riacciuffano, e cercano di sistemarle in un timbro di voce più fermo, meno alcolico, con risultato incerto. «Sì, cornuta anch’io», «tutte cornute», «tutti bastardi, i ragazzi», «ci siamo ubriacate per dimenticare», «che dici, ci siamo ubriacate per invecchiare, come dice Matrix». Ridono ancora. Matrix dj, uno dei nuovi profeti di questo popolo di ragazzi che vengono a invecchiare in piazza nottetempo, a consumarsi il tempo, l’entusiasmo, la salute, le energie, per mezzo di shortini long drinks chiputi cocktails liquori distillati, spostandosi da un pub all’altro col passo trascinato e malfermo degli anziani, per bere ancora, e ancora, e ancora. Per ”stendersi”, come i pugilatori messi ko, come i malati, come i morti. Morire, sì, si fa anche questo, coma etilico, «cioè, certe volte succede pure» (Marco 16 anni); «però ci stai attento un minimo, sei, sette, otto, voglio dire, e ti fermi», (Nicola, 17); «e poi, praticamente, se ti senti male chiedi aiuto», (Filippo, 17). Ai genitori? Al 118? A chi? «E a chi, agli amici, no?»: «lo fai vomitare», «gli butti l’acqua in faccia», «gli fai bere il caffè», «poi gli passa tutto». Pronto soccorso reciproco, mutua assistenza etilica, oggi a te domani a me, è nel decalogo del piccolo alcolista, assieme al pellegrinaggio per pub, all’happy hour pre-dinner, alla sbornia after-dinner. Binge drinking. Sei su dieci lo fanno. Bere per ubriacarsi, e dunque, a questo scopo, mescolare: rum gin wodka wisky cognac assenzio cointreau tequila martini negroni sambuca vino prosecco birra altro. E poi shortini: bicchieri piccoli, buttare giù a gollate, un sorso e via, e subito dopo un altro e un altro ancora, vediamo chi è più fico. Roba che ”stende”. Finché non va in corto circuito il tuo cervello, e non ci pensi più.
E allora eccoli qui, ventenni, diciottenni, e poi sempre più giù, fino a quattordici anni, o di meno. Si ammassano bevendo sotto la statua di un Giordano Bruno accigliatissimo, opacizzato nel dominio del luogo e nella fama da un cartellone pubblicitario con due birre. S’inoltrano nei vicoli cercando pub e wine bar come una massa di formiche dall’itinerario fisso e dall’incedere sbandato, vagando nel disordine di luci, di insegne, di locali, di chioschi, di pensieri. Si spalmano ovunque, a piccoli gruppi, reggendo con perizia, in una sola mano, il loro bicchiere pieno e la loro sigaretta accesa. Le dita prensili, gli sguardi vuoti, i movimenti meccanici, le posture apatiche, la mano libera infilata in tasca. Dibattono. «Cioè, trovare il cocktail giusto è un gran casino»; «a me ”blu lagoon” m’avevano detto che era forte, e invece mi ha deluso»; «meglio lo shortino d’assenzio, mi è piaciuto parecchio, lo consiglio»; «evvai con rum e pera, stavo depresso, me ne so’ fatti sette in una sera ed ero steso»; «che c. dici, io non ci riesco a stranirmi nemmeno, con quella roba lì, meglio mischiare shortini diversi, e poi sei fatto»; «io vi consiglio l’Invisibile, uno spaccafegato, con tutti gli alcolici bianchi mischiati insieme, cioè, fortissimo»; «perché, il ”Negroni sbagliato” che ti ha fatto?»; «a me c’è un cocktail che mi fa impazzire più di tutti, è il meglio, fatto con luppolo, lievito e acqua: birra».
Locale dark in un vicolo, va molto, prezzi bassi, la birra si chiama lager, sbarre di ferro scure, ciarpame e paccottiglia stile horror. Ai tavoli ragazzini. Bevono, fa caldo, le camice aperte, le voci stridule, birre maxi, sono eccitati e scomposti, si dimenano, si toccano, qualche ragazza ammonisce, «datti un calmata», qualche ragazzo manipola il cellulare: «dai, butta giù tutto in un sorso, ti riprendo». Quattordici-sedici anni. Il tasso alcolico è già palesemente alto. Qualcuno, ogni tanto, corre fuori a vomitare, a fronte del cartello che, all’ingresso, garantisce «la ”igienicità” e la ”sallibrità” dei nostri prodotti». Sarà per questo che fuori c’è la coda. E’ l’una. Un gruppo di ventenni, in pellegrinaggio alcolico da almeno tre ore, aspettano di entrare. Solo una tappa. Ce ne saranno altre, da qui all’alba.
E poi? Come si torna a casa, ragazzi, quando siete ”stesi”? Chi guida? Ridono. «Uno si sbronza di meno e guida lui», «tiriamo a sorte», «oppure facciamo a turno». Oggi a chi tocca? Marco, diciannovenne, alza la mano. «So’ il driver». Capelli scolpiti con il gel, aria sfrontata, una bottiglia di birra tra le mani. Giura che, fino a ora, ne ha bevute ”solo” tre. Deve guidare.
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Re: Noi, i ragazzi al muretto dello sballo

Messaggio Da renatone il Ven 9 Ott - 13:32

UP!!
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renatone

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